POSTUROLOGIA - Considerazioni



dr J.P. Roll, dr B. Bricot, dr A. Fimiani Da sinistra: dr B. Bricot,
dr J.P. Roll, dr A. Fimiani
Dobbiamo ringraziare scienziati del calibro del dr. P. M. Gagey, dr. J. P. Roll, dr. B. Bricot, dr. M. Ouaknine, se oggi possiamo affermare che il sistema posturale  è altamente sensibile ed è in continuo adattamento da quando incominciamo a camminare; all’inizio i piedi si adattano sugli occhi, se l’errore persiste nel secondo anno i piedi si fissano e di conseguenza tutto il corpo si adatta. Questo sistema nell’arco della vita riceve continue sollecitazioni alle quali si adatta; ogni nuova piccola sollecitazione quale può essere un paio di scarpe nuove con suolette non idonee ai propri piedi, eventuali rialzi non dovuti, otturazioni dentarie eccessive o mancanti, un dente in meno, un paio di lenti non ben centrate, una cicatrice dolente, creano dei grandi e veloci  adattamenti del sistema posturale che possono metterlo in stress; entro 15 giorni si possono originare patologie quali cervicalgie, lombalgie, vertigini, sciatalgie le quali, se la sollecitazione persiste per più di 10 mesi, possono cronicizzare.
La logica è mantenere il sistema in equilibrio, perché se è in equilibrio ha capacità di compensare le sollecitazioni errate senza creare patologie.
Qui entra in gioco la Posturomedicina : la capacità di leggere il nostro sistema nella sua globalità quale sistema cibernetico e di intervenire sullo stesso per riequilibrarlo.
Il medico posturologo ha il compito di fare diagnosi differenziale tra le patologie biochimiche e quelle di origine biomeccanica; mentre  le prime necessitano di terapia farmacologica, le seconde si avvantaggiano di tecniche di condizionamento esterne che riportano in asse il sistema.
Come per la terapia farmacologica esistono diverse molecole utilizzabili per la stessa patologia, cosi chi si interessa di posturologia ha a disposizione diverse metodiche terapeutiche che hanno lo scopo di  condizionare il sistema posturale, ma non tutte riescono a stabilizzarlo nel tempo. E’ compito del medico in entrambi i casi utilizzare la tarapia più idonea al proprio paziente.